Domande frequenti sul SUPERBONUS 110%

  • Partiamo dall’inizio. Cosa è il superbonus al 110%?
    Il Superbonus è un’agevolazione prevista dal Decreto Rilancio che eleva al 110% l’aliquota di detrazione delle spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, per specifici interventi in ambito di efficienza energetica, di interventi antisismici, di installazione di impianti fotovoltaici o delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici.

    Le nuove misure si aggiungono alle detrazioni previste per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, compresi quelli per la riduzione del rischio sismico (c.d. Sismabonus) e di riqualificazione energetica degli edifici (cd. Ecobonus).

    Tra le novità introdotte, è prevista la possibilità, al posto della fruizione diretta della detrazione, di optare per un contributo anticipato sotto forma di sconto dai fornitori dei beni o servizi o, in alternativa, per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante. In questo caso si dovrà inviare dal 15 ottobre 2020 una comunicazione per esercitare l’opzione. Il modello da compilare e inviare online è quello approvato con il provvedimento dell’8 agosto 2020.
  • Per quali tipologie di interventi vale?
    Il Superbonus spetta in caso di:
    • interventi di isolamento termico sugli involucri
    • sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale sulle parti comuni
    • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale sugli edifici unifamiliari o sulle unità immobiliari di edifici plurifamiliari funzionalmente indipendenti
    • interventi antisismici: la detrazione già prevista dal Sismabonus è elevata al 110% per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021.

    Interventi aggiuntivi

    Oltre agli interventi trainanti sopra elencati, rientrano nel Superbonus anche le spese per interventi eseguiti insieme ad almeno uno degli interventi principali di isolamento termico, di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale o di riduzione del rischio sismico. Si tratta di
    • interventi di efficientamento energetico
    • installazione di impianti solari fotovoltaici
    • infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici
  • Quali sono le fasi del superbonus 110%

    Quali sono le verifiche preliminari da fare sull’edificio? Come redarre il progetto secondo i requisiti minimi del Decreto Rilancio? Questo schema aiutretà a rispondere a questi e numerosi altri interrogativi sui passaggi necessari al consegimento del Superbonus 110%.

       

  • Per quali tipologie abitative vale?
    Hanno titolo ad usufruire del “superbonus” gli interventi eseguiti su:
    • parti comuni di edifici (es. condominio);
    • unità immobiliari funzionalmente indipendenti e con uno o più accessi autonomi dall’esterno (villette a schiera);
    • singole unità immobiliari.
    Non sussiste più la distinzione tra prima e seconda casa che invece era rinvenibile nell’ambito del testo originario del decreto legge.

    Di conseguenza vengono ricompresi nell’agevolazione anche gli interventi che vengono eseguiti sulle seconde case.

    Sono invece espressamente esclusi dal beneficio gli interventi eseguiti su unità immobiliari appartenenti alle categorie catastali A1 (abitazioni signorili) A8 (ville) A9 (castelli).
  • Come si richiede l’agevolazione?
    L’agevolazione può essere richiesta in varie modalità.

    La detrazione è riconosciuta nella misura del 110%, da ripartire tra gli aventi diritto in 5 quote annuali di pari importo, entro i limiti di capienza dell’imposta annua derivante dalla dichiarazione dei redditi.

    In alternativa alla fruizione diretta della detrazione, è possibile optare per un contributo anticipato sotto forma di sconto dai fornitori dei beni o servizi (sconto in fattura) o per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante.

    La cessione può essere disposta in favore:  
    • dei fornitori dei beni e dei servizi necessari alla realizzazione degli interventi
    • di altri soggetti (persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti)
    • di istituti di credito e intermediari finanziari.
    I soggetti che ricevono il credito hanno, a loro volta, la facoltà di cessione.

    Per esercitare l’opzione, oltre agli adempimenti ordinariamente previsti per ottenere le detrazioni, il contribuente deve acquisire anche  
    • il visto di conformità dei dati relativi alla documentazione, rilasciato dagli intermediari abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni (dottori commercialisti, ragionieri, periti commerciali e consulenti del lavoro) e dai CAF
    • l’asseverazione tecnica relativa agli interventi di efficienza energetica e di riduzione del rischio sismico, che certifichi il rispetto dei requisiti tecnici necessari ai fini delle agevolazioni fiscali e la congruità delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati.

Documentazione Superbonus 110%

Cos'è e come funziona il Superbonus 110%

Documenti necessari per lo studio di fattibilità della pratica

Tutte le fasi
del Superbonus 110%

Le ultime sul Superbonus 110%

Di seguito una raccolta di articoli in tema di Decreto Rilancio e le misure finanziarie, fiscali e di sostegno ad esso collegate.

Per chiarimenti

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Gli Abusi Edilizi

Per poter iniziare i lavori di ristrutturazione e chiedere il Supercobonus 110% bisogna incaricare un tecnico abilitato che avrà il compito di certificare mediante asseverazione di conformità urbanistica l’assenza di irregolarità presenti sull’immobile. Ma se queste irregolarità ci sono? Quando tra le planimetrie depositate presso Comune e Catasto e lo stato reale dell’immobile ci sono delle incongruenze, si parla di «difformità edilizie». In caso di edifici antichi, queste possono esserci per l’approssimazione con la quale si disegnavano e si depositavano le planimetrie prima della guerra, ma in tutti gli altri casi sono il frutto di interventi non dichiarati di modifica della struttura, delle finestre, delle scale, se non addirittura una difformità originaria, ovvero quando l’opera è stata fin dall’inizio realizzata in assenza dell’autorizzazione della pubblica amministrazione o non rispettando il progetto depositato in Comune. In sostanza, siamo nel caso dei cosiddetti «abusi edilizi».

Come verificare se ci sono «difformità edilizie»

Dunque, la prima cosa da fare è assicurarsi con certezza della corrispondenza tra immobile e titolo edilizio. Un tecnico abilitato o lo stesso proprietario dell’immobile devono acquisire tutte le pratiche con le eventuali varianti in corso d’opera o successive alla costruzione, in virtù delle quali è stata a suo tempo autorizzata la realizzazione dell’edificio. I documenti si richiedono in copia conforme all’Ufficio tecnico del Comune in cui si trova l’immobile. Stessa cosa vale per il Catasto dove si devono chiedere le planimetrie depositate che verranno così confrontate con le autorizzazioni reperite in Comune. Se l’edificio è storico (ovvero, realizzato prima della fine guerra nel 1945) potrebbero mancare le autorizzazioni. In questo caso sarà il tecnico incaricato a dover stilare una descrizione fedele dell’immobile.

La tolleranza del 2%

Nel caso di piccole difformità edilizie la procedura è piuttosto semplice. Stiamo parlando di spostamenti di pareti interne, l’apertura di una porta o la creazione di un nuovo bagno, insomma minimi cambiamenti di distanze, volumi, altezze e superfici per i quali è ammessa una tolleranza tra stato di fatto e progetto entro il limite del 2%. In questo caso è sufficiente che il professionista produca una «dichiarazione sostitutiva di atto notorio» che certifichi che la discordanza rispetta tale limite massimo per accedere al Superbonus.

Il limite di abusivismo del 2% è stato fissato nel Testo Unico Edilizia (DPR n. 380/2001) all’art. 49, comma 1, in cui si dice che “gli interventi abusivi realizzati in assenza di titolo o in contrasto con lo stesso, ovvero sulla base di un titolo successivamente annullato, non beneficiano delle agevolazioni fiscali previste dalle norme vigenti, né di contributi o altre provvidenze dello Stato o di enti pubblici. Il contrasto deve riguardare violazioni di altezza, distacchi, cubatura o superficie coperta che eccedano per singola unità immobiliare il due per cento delle misure prescritte, ovvero il mancato rispetto delle destinazioni e degli allineamenti indicati nel programma di fabbricazione, nel piano regolatore generale e nei piani particolareggiati di esecuzione”. Se si resta sal di sotto di questo tetto percentuale non si deve procedere alla sanatoria.

Come fare la sanatoria

Quando le difformità edilizie superano il tetto del 2%, allora si deve procedere con la richiesta di una sanatoria edilizia. In genere basta presentare in Comune una richiesta, che preveda il pagamento di una sanzione calcolata sull’entità dell’abuso. Questo permetterà di regolarizzare l’immobile. Ci sono però dei casi in cui l’abuso deve essere abbattuto, ripristinando la condizione originaria dell’immobile. Il Testo Unico Edilizia chiarisce all’art. 50 che “il rilascio del permesso in sanatoria, per le opere o le parti di opere abusivamente realizzate, produce automaticamente, qualora ricorrano tutti i requisiti previsti dalle vigenti disposizioni agevolative, la cessazione degli effetti dei provvedimenti di revoca o di decadenza previsti dall’articolo 49”. In sostanza, la procedura di “sanatoria” richiede la sussistenza delle condizioni che avrebbero determinato il rilascio dell’autorizzazione alla realizzazione dell’opera. In presenza delle condizioni prescritte, l’autorizzazione ha efficacia retroattiva, cioè vengono meno gli impedimenti alla concessione dell’agevolazione fiscale. A questo punto si potrà procedere con la richiesta degli incentivi come il Superecobonus 110%.

Quando la sanatoria è in corso

Ma se l’iter della sanatoria non è concluso (come si sa, ci sono immobili oggetti di sanatoria le cui pratiche stazionano da tempo negli uffici comunali preposti) è possibile richiedere il Superecobonus? Il Consiglio Superiore dei lavori pubblici, rispondendo a un quesito, ha ammesso alla detrazione “anche gli immobili per i quali sia in corso la pratica di definizione, in sanatoria, fatta salva la restituzione delle detrazioni di cui si è usufruito, in caso di conclusione con esito negativo della pratica stessa”. Questo vorebbe dire che è possibile eseguire gli interventi e usufruire delle agevolazioni anche se sull’immobile è in corso una procedura di sanatoria o pendente una domanda di condono.

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Il Superbonus 110% vacilla. Da una parte c’è chi come i deputati del Movimento 5 Stelle ne chiedono la proroga, dall’altro c’è parte della maggioranza che vorrebbe modificarlo o addirittura cancellarlo.

Il ministro per il Sud e la coesione territoriale Mara Carfagna, per esempio, sul Sole 24 Ore dice esplicitamente che è necessario modificare “alcune procedure che non consentono a enti e imprese di correre ad armi pari con i loro omologhi del centro-nord”. Il superbonus del 110% vale 18 miliardi e 720 milioni a livello nazionale “mentre l’analisi storica ci dice che al Sud è assorbibile solo il 9% quindi 1,7 miliardi”.

“Dobbiamo evitare che il superbonus resti inaccessibile a milioni di cittadini – osserva – e per farlo bisogna riformare gli iter procedimentali che possono incidere di più dove c’è una macchina amministrativa meno agile. Debolezza amministrativa degli uffici tecnici dei Comuni e confusione accumulata negli anni tra piani urbanistici e condoni: su questo stiamo lavorando anche con un focus specifico sulle Pa meridionali”.

M5s, invece, non sente ragioni e ha chiesto che il Superbonus venga prorogato al 2023 “come il Parlamento ha richiesto”.

I dati

I numeri, però dicono che solo 670 milioni di euro sono stati utilizzati su quasi 19 miliardi di risorse stanziate per finanziare la misura nata per rilanciare il settore delle costruzioni. L’agevolazione però prometteva grandi risultati perchè è stata pensata per accontentare il proprietario che a costo zero può far effettuare dei lavori di efficientamento energetico e sismico nella propria abitazione, l’impresa in un periodo di crisi a causa del coronavirus, ma anche le banche che finanziano i lavori.

Le opere ammesse dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 sono interventi in ambito di efficienza energetica, interventi antisismici, di installazione di impianti fotovoltaici o delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici.

Cosa potrebbe cambiare

Qualcosa non ha funzionato, tanto che la misura è oggetto di dibattito. L’eccesso di burocrazia ha probabilmente complicato le procedure.

In Senato è stata avanzata la proposta che fa seguito al principio di semplificazione presente anche nel PNRR, ovvero meno aliquote e una sola detrazione fiscale al 75% ma con applicazioni relative livello di efficientamento raggiunto dall’edificio. Tra le novità potrebbero esserci più beneficiari ammessi al bonus e l’abolizione di ogni complicazione burocratica. Insomma, l’obiettivo sarebbe snellire l’iter.

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Per l'accesso all’ecobonus 110% in caso di demolizione e ricostruzione è sempre necessario rispettare il requisito del miglioramento di due classi energetiche dell'edificio e acquisire l'APE ante e post intervento.

La normativa relativa alle detrazioni fiscali del 110% (superbonus) prevede una serie di casistiche particolari. Alcune delle quali hanno generato dubbi, domande e risposte.

Superbonus 110%: demolizione e ricostruzione

L'art. 119 del D.L. n. 34/2020 (Decreto Rilancio) ha previsto l'accesso al superbonus anche nel caso di demolizione e ricostruzione. Modalità che consente l'accesso sia al Sismabonus 110% (interventi di cui ai commi da 1-bis a 1-septies dell’articolo 16 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63) che all'Ecobonus 110% (interventi trainanti e trainati di cui ai commi 1 e 2, art. 119 del Decreto Rilancio.

Mentre, come è ormai risaputo, l'accesso al Sismabonus non richiede un passaggio da una classe di rischio sismico ad un'altra, nel caso di Ecobonus 110% occorre sempre rispettare alcuni requisiti minimi. Anche nel caso di demolizione e ricostruzione.

Ecobonus 110% con demolizione e ricostruzione

L'art. 119, comma 3 del Decreto Rilancio prevede che “nel rispetto dei requisiti minimi” sono ammessi all'agevolazione anche gli interventi di demolizione e ricostruzione di cui all'articolo 3, comma 1, lettera d), del DPR n. 380/2001 (Testo Unico Edilizia).

Stiamo parlando, quindi, di interventi di demolizione e ricostruzione assentiti come “ristrutturazione edilizia” che, come riportato dalla nuova versione dell'art. 3, comma 1, lettera d) del Testo Unico Edilizia, post Decreto Semplificazioni, possono avvenire anche con diversi sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche e tipologiche, con le innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica, per l’applicazione della normativa sull’accessibilità, per l’istallazione di impianti tecnologici e per l’efficientamento energetico. Anche con aumento volumetrico, se ammesso dagli strumenti urbanistici comunali, pur ricordando che in questo caso occorrerà avere due contabilità separate tra parte esistente e parte ampliata, considerato che le spese su quest'ultima non rientrano nell'ecobonus 110% (nel sismabonus invece si).

I requisiti richiesti per la demolizione e ricostruzione

Come detto, anche nel caso di demolizione e ricostruzione sarà necessario il rispetto dei requisiti minimi previsti per gli interventi di riqualificazione energetica. Quindi:

  • garantire il miglioramento di almeno due classi energetiche o, se non è possibile, il conseguimento della classe energetica più alta;
  • redigere l'attestato di prestazione energetica (APE), prima e dopo l'intervento, rilasciato da un tecnico abilitato nella forma della dichiarazione asseverata che dimostri il miglioramento energetico.
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Le Commissioni riunite di Camera e Senato hanno approvato il 1° aprile 2021 la relazione sul Recovery Plan. Tra le varie proposte ci sono quelle che riguardano la proroga e la fissazione di un’unica aliquota di detrazione per i bonus fiscali riferiti ai lavori sugli immobili.

La relazione evidenzia come la misura del superbonus del 110%, di cui all’art. 119 del decreto Rilancio e successive modificazioni, debba essere semplificata e prorogata nel tempo. Inoltre, al fine di facilitare l’immissione anche di capitale e risparmio privato in un ampio processo di rigenerazione urbana, appare opportuno, razionalizzare tutti gli altri bonus esistenti per le ristrutturazioni e per l’efficientamento energetico degli edifici sotto un’unica aliquota al 75%.

Dunque una sola aliquota di detrazione del 75%

  • per bonus ristrutturazione,
  • ecobonus,
  • bonus facciate
  • sismabonus

Estendere, inoltre, il superbonus 110% anche alle PMI (piccole e medie imprese) e prorogarlo per tutto il 2023. Rendere altresì stabili (con l’unica aliquota di detrazione del 75%) tutti gli altri bonus fiscali per lavori edilizi di cui sopra.

Cessione dei crediti fiscali con unica piattaforma informatica

Altra posta avanzata e da segnalare in questa sede è l’implementa zione di un’infrastruttura digitale (quindi un’unica piattaforma informatica) che, anche alla luce dell’introduzione dello stesso superbonus 110% e degli altri crediti d’imposta cedibili a terzi, compresi i crediti maturati dalle imprese per gli investimenti nel Mezzogiorno e per gli investimenti in beni strumentali, garantisca la certificazione dei crediti d’imposta stessi e una loro ampia circolazione tra gli operatori come mezzi di pagamento di beni e servizi, anche al fine di immettere una grande capacità finanziaria nel sistema economico senza alimentare debito.

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Documenti superbonus 110% ed altri bonus edilizi: i tempi di conservazione

I documenti del superbonus 110% vanno conservati fino al 31 dicembre del 5°anno successivo alla dichiarazione dei redditi contenente l’ultima rata di detrazione

di Pasquale Pirone, pubblicato il 15 Aprile 2021 alle ore 15:00

Documenti superbonus 110% tempi di conservazione

Il contribuente che beneficia del superbonus 110% o di altri bonus fiscali per lavori edilizi sulla casa (bonus ristrutturazione, ecobonus, bonus facciate, bonus mobili, ecc.) deve conservare la relativa documentazione ai fini di eventuali controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate. Si tratta, ad esempio, dei seguenti documenti:

  • abilitazioni amministrative
  • asseverazioni del tecnico abilitato
  • delibera assembleare (per i lavori su parti comuni dell’edificio condominiale)
  • consenso all’esecuzione dei lavori da parte del proprietario dell’immobile (in caso di lavori fatti dall’inquilino o comodatario)
  • fatture di spesa
  • ricevute di pagamento (bonifico parlante)
  • eventuale ricevuta di comunicazione all’ENEA (per i lavori di efficientamento energetico)
  • APE convenzionale (attestazione prestazione energetica) pre e post interventi (se oggetto dei lavori sono quelli da efficientamento energetico e rientranti nel superbonus 110%)

 

Modello 730 e Modello Redditi: i tempi di conservazione della documentazione

In merito ai tempi di conservazione della dichiarazione dei redditi e della relativa documentazione probatoria degli oneri detraibili e deducibili in essa riportati, questi sono fissati al 31 dicembre del 5° anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione stessa.

Quindi, con riferimento al Modello 730/2021 (anno d’imposta 2020) e Modello Redditi persone fisiche 2021 (anno d’imposta 2020) da presentarsi quest’anno, la dichiarazione stessa ed i relativi documenti devono essere conservati fino al 31 dicembre 2026.

Cosa diversa è quando in dichiarazione sono indicati oneri detraibili o deducibili in più quote annue, come il caso del superbonus 110% (detrazione fiscale in 5 quote annuali di pari importo) o di altri bonus fiscali sulla casa come ad esempio bonus ristrutturazione, ecobonus, bonus facciate, ecc. (detrazione fiscale in 10 quote annuali di pari importo).

In tali ipotesi il termine per la conservazione decorre dall’anno in cui è stata presentata la dichiarazione in cui è indicata l’ultima rata (Circolare n. 19/E del 2020).

Superbonus 110% ed altri bonus fiscali sulla casa: fino a quando conservare i documenti

Di seguito si forniscono due esempi pratici che aiutano ad individuare il termine fino a al quale occorre conservare la documentazione relativa al superbonus 110% e agli altri bonus fiscali per lavori edilizi.

Si consideri, quindi, un contribuente che nel 2020 ha sostenuto spese per lavori da superbonus 110%. Questi, pertanto, nel Modello 730/2021 (anno d’imposta 2020) godrebbe della prima delle cinque rate di detrazione. L’ultima rata è goduta nel Modello 730/2025 (anno d’imposta 2024). In questo caso il contribuente deve conservare la documentazione fino al 31 dicembre 2030, ossia entro il 31 dicembre del 5° anno successivo a quello di presentazione del Modello 730/2025.

Si immagini, invece, un contribuente che nel 2020 ha sostenuto spese per lavori da bonus facciate. Quindi, nel Modello 730/2021 (anno d’imposta 2020), questi godrebbe della prima delle dieci rate di detrazione. L’ultima rata è goduta nel Modello 730/2030 (anno d’imposta 2029). In questo caso il contribuente deve conservare la documentazione fino al 31 dicembre 2035, ossia entro il 31 dicembre del 5° anno successivo a quello di presentazione del Modello 730/2030.

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Il superbonus 110% è stato prorogato fino al 30 giugno 2022 e, solo per i condomìni che al giugno 2022 hanno concluso almeno il 60% dei lavori, fino al 31 dicembre 2022.

La parte di spesa sostenuta nel 2022 dovrà essere recuperata in 4 rate anziché in 5. Sono prorogate a tutto il 2022 le opzioni di sconto in fattura e cessione del credito.

Lo prevede la Legge di Bilancio 2021 pubblicata ieri in Gazzetta Ufficiale e in vigore da domani 1° gennaio 2021. La proroga è finanziata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), attuativo del Next Generation EU.

Per gli interventi effettuati dagli Istituti autonomi case popolari (ex-IACP) per i quali al 31 dicembre 2022 viene raggiunta la percentuale del 60%, il superbonus 110% spetta anche per le spese sostenute fino al 30 giugno 2023.

Ma ci sono anche delle novità in termini di requisiti di accesso all’agevolazione. 

 

Superbonus 110% per edifici con unico proprietario

Vengono chiariti alcuni passaggi dell’articolo 119 del Decreto Rilancio che avevano generato dubbi e proteste. Come quello degli edifici plurifamiliari con unico proprietario: saranno ammessi al superbonus 110% gli edifici composti da due a quattro unità immobiliari anche se posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche.

 

Superbonus 110% ed edifici funzionalmente indipendenti

Un altro punto critico risolto è quello della definizione del concetto di ‘funzionalmente indipendente’: la Legge di Bilancio spiega che una unità immobiliare potrà ritenersi tale se dotata di almeno tre delle seguenti installazioni o manufatti di proprietà esclusiva: impianto per l’approvvigionamento idrico, per il gas, per l’energia elettrica, impianto di climatizzazione invernale.

 

Coibentazione tetto, unità collabenti, barriere architettoniche

Si aggiunge la previsione per cui gli interventi di coibentazione del tetto sono trainanti, senza limitare il concetto di superficie disperdente al solo locale sottotetto eventualmente esistente.

Sono inclusi tra i beneficiari del superbonus 110% gli edifici privi di APE perché sprovvisti di tetto, di uno o più muri perimetrali, o di entrambi (unità collabenti), purché al termine dei lavori raggiungano una classe energetica in fascia A.

Il superbonus 110% si applica anche ai lavori finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche realizzati sia dai portatori di handicap che dagli over 65 (anche se non portatori di handicap).

La detrazione per l’installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica su edifici viene estesa agli impianti solari fotovoltaici installati su strutture pertinenziali agli edifici.

Il superbonus 110% varrà anche per la ricostruzione degli immobili danneggiati da tutti i sismi che si sono verificati dopo il 2008, a condizione che sia stato dichiarato lo stato di emergenza.

 

Colonnine di ricarica auto elettriche

Per gli interventi di installazione di colonnine per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici, ammessi al superbonus se realizzati congiuntamente a uno degli interventi trainanti, sono stabiliti tre differenti limiti di spesa, fatti salvi gli interventi in corso di esecuzione:

– 2.000 euro per gli edifici unifamiliari o per le unità immobiliari situate all’interno di edifici plurifamiliari funzionalmente indipendenti e con uno o più accessi autonomi dall’esterno;

– 1.500 euro per gli edifici plurifamiliari o i condomìni che installano al massimo otto colonnine;

– 1.200 euro per gli edifici plurifamiliari o i condomìni che installano più di otto colonnine.

La detrazione va riferita ad una sola colonnina per unità immobiliare. Quella spettante per le spese sostenute nel 2022, fino al 30 giugno, va suddivisa in quattro quote annuali di pari importo.

 

Superbonus 110% e delibere condominiali

Alla regola già vigente in merito alla validità delle deliberazioni dell’assemblea condominiale riguardanti l’approvazione degli interventi agevolabili, gli eventuali finanziamenti degli stessi, l’adesione all’opzione per la cessione o per lo sconto in fattura (occorre un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno un terzo del valore dell’edificio), viene aggiunta la precisazione che, per la validità delle deliberazioni aventi per oggetto l’imputazione a uno o più condomini dell’intera spesa per l’intervento, occorrono quegli stessi requisiti più la condizione che i soggetti ai quali sono imputate le spese esprimano parere favorevole.

 

Superbonus 110%, le novità per i tecnici

Si chiariscono anche i dubbi sull’obbligo di assicurazione per i professionisti: non è necessario stipulare una nuova assicurazione ma si può integrare quella già esistente, a condizione che la polizza già stipulata non preveda esclusioni relative ad attività di asseverazione e abbia un massimale non inferiore a 500.000 euro inserendo la copertura del rischio di asseverazione dell’art. 119 del Decreto Rilancio.

Un’altra novità apre opportunità lavorative presso i Comuni: per l’anno 2021, i Comuni potranno assumere a tempo determinato e parziale per massimo un anno, personale da dedicare al potenziamento degli uffici preposti alle pratiche amministrative relative al superbonus 110%, al fine di svolgere tempestivamente le attività.

Anche gli ex-IACP riceveranno 1 milione di euro per l’anno 2021 per far fronte ai costi per le esternalizzazioni delle attività tecniche e professionali.

 

Superbonus 110% ed equo compenso

Un’altra recente novità che interessa i professionisti che lavorano con il superbonus 110% è l’introduzione dell’obbligo, per istituti di credito e altri intermediari finanziari che acquisiscono il credito, di quantificare le parcelle professionali rispettando il principio dell’equo compenso. Questa norma è contenuta nella Legge di conversione dei Decreti Ristori.

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Le regole della cessione del credito

L’art.121 del DL Rilancio non prevede nessuna limitazione alla cessione, anche parziale, delle detrazioni fiscali derivanti dalla generalità degli interventi, compresi quelli che consentono di fruire del “bonus facciate”. La possibilità è modulata sulla base di due stati di avanzamento dei lavori e di un saldo.
Rimandando all’approfondimento dedicato per tutti i dettagli, e alle FAQ del Fisco per i chiarimenti, elenchiamo le novità in pillole della cessione del credito per il Superbonus 110%:
il credito di imposta è di importo pari alla detrazione spettante e può essere ceduto anche a istituti di credito e gli altri intermediari finanziari;
la trasformazione della detrazione in credito di imposta opera solo all’atto della cessione ad altri soggetti;
introdotta la possibilità di esercitare la predetta opzione in relazione a ciascuno stato di avanzamento dei lavori;
precisati gli interventi per cui spetta l’agevolazione nel caso di restauro delle facciate;
nel caso di trasformazione in crediti di imposta, non si applica il divieto di compensazione in presenza di debiti iscritti a ruolo, per imposte erariali ed accessori, di ammontare superiore a 1.500 euro;
per l’esercizio dell’opzione è possibile avvalersi dei soggetti che possono presentare le dichiarazioni in via telematica.
Dallo scorso 15 ottobre, sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate la modulistica e il software per procedere con tutti gli adempimenti relativi alla cessione del credito.

Le principali offerte

Quindi sappiamo che possiamo cedere il credito. Ma a chi lo cediamo? La nostra banca effettua questo servizio? Vediamo un po’ cosa propongono i principali istituti di credito nel nostro Paese in merito.

Intesa Sanpaolo

E’ possibile decidere di pagare a propie spese il fornitore che realizza i lavori sull’edificio o condominio e cedere il credito d’imposta a Intesa Sanpaolo, che a sua volta accrediterà la somma prevista dall’agevolazione fiscale per i lavori eseguiti al netto della percentuale prevista dalla banca per l’acquisto del tuo bonus.

La soluzione prevede:

  • nessun finanziamento;
  • la cessione credito d’imposta maturato a Intesa Sanpaolo che potrà avvenire a scelta:
  • a stato avanzamento lavori (SAL)
  • alla fine dei lavori
  • il pagamento anticipato dell’importo relativo al credito di imposta maturato e riferito alla spesa sostenuta, senza dover attendere le quote di detrazione annuali previste dalla normativa di riferimento

La percentuale di acquisto prevista per la cessione del credito è calcolata sull’aliquota del bonus previsto per i lavori effettuati e varia in base al numero di anni stabiliti dalla normativa fiscale per il recupero fiscale del credito. L’importo liquidato è quindi pari a:

  • 102 euro per ogni 110 euro di credito fiscale acquistato per gli interventi relativi al Superbonus 110% con recupero in 5 anni (pari al 92,7% del valore nominale del credito d’imposta maturato);
  • 90,91 euro per ogni 100 euro di credito fiscale acquistati per gli interventi diversi dal Superbonus 110% con recupero in 5 anni (pari al 90,91% del valore nominale del credito di imposta maturato);
  • 80 euro per ogni 100 euro di credito fiscale acquistato per gli interventi diversi dal Superbonus 110% con recupero in 10 anni (pari all’80% del valore nominale del credito d’imposta maturato).

UNICREDIT

  • Prezzo di acquisto crediti fiscali per Persone fisiche e Condomini valido dal 1° ottobre 2020: € 102 per ogni 110€ di credito fiscale acquistato;
  • Prezzo di acquisto crediti fiscali per Imprese riferiti al Superbonus valido dal 1° ottobre 2020: € 100 per ogni 110€ di credito fiscale acquistato;
  • Prezzo di acquisto crediti fiscali non riferiti al Superbonus 110% (che cioè danno luogo a misure di detrazione diverse come sopra indicate e con detrazione da ripartire in 10 quote annuali): € 80 per ogni 100€ di credito fiscale acquistato;
  • Prezzo di acquisto crediti fiscali per gli interventi cd. Sismabonus ex DL 63/2013 (effettuati non riferiti al Superbonus 110%) che danno luogo a misure di detrazione diverse come sopra indicate e con detrazione da ripartire in 5 quote annuali: € 90,91 per ogni 100€ di credito fiscale acquistato;

UnipolSAI

La compagnia eroga un importo pari al 102% dell’importo dei lavori che beneficiano delle detrazioni fiscali, sia per il committente (proprietario/condominio), sia per l’impresa esecutrice dei lavori.


Credit Agricolé

Per i condomini e i privati:

  • Superbonus 110%, recuperabile in 5 anni: 100 euro ogni 110 euro di credito fiscale (90,91% del valore nominale del credito d’imposta maturato);
  • Interventi diversi da superbonus 110% recuperabili in 5 anni: 91 euro ogni 100 euro di credito fiscale (pari al 90,91% del valore nominale del credito d’imposta maturato);
  • Interventi diversi da superbonus 110% recuperabili in 10 anni: 78 euro ogni 100 euro di credito fiscale (pari al 78,00% del valore nominale del credito d’imposta maturato).

Per le aziende:

  • Superbonus 110%, recuperabile in 5 anni: 100 euro ogni 110 euro di credito fiscale (90,91% del valore nominale del credito d’imposta maturato)
  • Interventi diversi da superbonus 110% recuperabili in 5 anni: 91 euro ogni 100 euro di credito fiscale (pari al 90,91% del valore nominale del credito d’imposta maturato)
  • Interventi diversi da superbonus 110% recuperabili in 10 anni: 78 euro ogni 100 euro di credito fiscale (pari al 78,00% del valore nominale del credito d’imposta maturato).

Fineco

  • 105 euro per ogni 110 euro di credito fiscale acquistato per gli interventi relativi al Superbonus 110% con recupero in 5 anni (pari al 95,5% del valore nominale del credito d’imposta maturato);
  • 85 euro per ogni 100 euro di credito fiscale acquistato per gli interventi diversi dal Superbonus 110% con recupero in 10 anni (pari all’85% del valore nominale del credito d’imposta maturato).

Banca Mediolanum

Per il Superbonus, ogni 110 euro al cliente ne vengono riconosciuti 102. Per chi, oltre alla cessione del bonus, ha esigenza di ottenere liquidità, è possibile chiedere un anticipo.


CARIGE

  • privati e condominî potranno cedere i crediti di imposta derivanti da spese detraibili in 5 anni ottenendo indietro il 93,19% (102,5 euro per ogni 110 di credito ceduto); le imprese riceveranno il 91,81% (101 euro per ogni 110 di credito ceduto);
  • i crediti di imposta detraibili in 10 anni consentiranno invece di recuperare l’81,12% del credito ceduto.

Banca Sella

Per gli interventi relativi al Superbonus 110% con recupero in 5 anni la banca corrisponde un ammontare pari:

  • 102 euro per ogni 110 euro ceduti (pari al 92,73% del suo valore nominale) per i privati e i condomini
  • 100 euro per ogni 110 euro ceduti (pari al 90,91% del suo valore nominale) per le imprese

Per gli interventi diversi dal Superbonus, la banca corrisponde un ammontare pari:

  • al 90,91% del valore nominale del credito di imposta ceduto, per spese detraibili in 5 anni
  • all’80% del valore nominale del credito di imposta ceduto, per spese detraibili in 10 anni

Il pagamento della cessione del credito di imposta avverrà, sul conto corrente indicato, entro 10 giorni lavorativi dalla data di accettazione sul portale dell’Agenzia delle Entrate da parte della banca.


Assicurazioni Generali

L’offerta di Generali Italia prevede di erogare fin da subito, a fronte della cessione del credito di imposta dei Clienti, consentita dal Decreto come possibile alternativa alla detrazione fruibile in quote di 5 anni, il 102% di liquidità ai privati (proprietari e affittuari di abitazione) e condomini con offerta fino al 31.12.2020, e il 100% alle ditte esecutrici dei lavori che hanno accesso a Superbonus 110%, un servizio di assistenza per i richiedenti attraverso una piattaforma digitale e un helpdesk dedicato atto a fornire le informazioni sul processo e la documentazione necessaria, nonché un’offerta assicurativa agevolata per le famiglie, i professionisti e le imprese edili.


Poste Italiane

Poste Italiane offre ai titolari di un conto corrente BancoPosta con internet banking attivo la soluzione di cessione dei crediti d’imposta e specifici prodotti assicurativi.

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Quali documenti produrre per ottenere il visto di conformità, utile ad esercitare l’opzione dello sconto in fattura o della cessione del credito corrispondente al Superbonus 110%? Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e egli esperti contabili e la Fondazione nazionale dei commercialisti, per rispondere a questa domanda, hanno pubblicato la check-list per il visto di conformità sugli interventi di efficientamento energetico e messa in sicurezza antisismica.

Superbonus 110%, il visto di conformità

In alternativa alla fruizione diretta del Superbonus, è riconosciuta la possibilità di optare per lo sconto in fattura o per la cessione del credito.

Uno degli adempimenti richiesti per esercitare le due opzioni è l’acquisizione del visto di conformità dei dati che attestano i presupposti che danno diritto alla detrazione.

Il visto di conformità è rilasciato da dottori commercialisti, ragionieri, periti commerciali, consulenti del lavoro ed esperti iscritti alle Camere di Commercio.

Il soggetto che rilascia il visto di conformità deve verificare la presenza delle asseverazioni e delle attestazioni rilasciate dai tecnici incaricati. Torna quindi utile la check-list.

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Chiarimenti dell’Enea su Ape e superbonus 110. Una delle Faq relative all’ecobonus 110 per cento ha preso in considerazione proprio le detrazioni fiscali del 110% e l’Attestato di prestazione energetica. Vediamo quanto domandato e quanto spiegato in merito.

 Con la Faq n. 5 sono state poste le seguenti domande:

 “Per fruire delle detrazioni fiscali del 110% il comma 3 dell’art. 119 del D.L. 34/2020 come convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020 n. 77, richiede la redazione degli attestati di prestazione energetica ante e post operam al fine di dimostrare che con gli interventi realizzati si consegua il miglioramento di almeno due classi energetiche”.

 a) “Con quale criterio, decreto 26/06/2015 o leggi regionali, devono essere determinate le classi energetiche?”

 b) “Nel caso di edifici unifamiliari, quali servizi energetici occorre prendere in considerazione per eseguire il confronto tra Ape-pre e Ape-post?”

 c) “In quali casi, il direttore dei lavori o il progettista possono firmare gli Ape utilizzati ai fini delle detrazioni fiscali del 110%?”

 d) “Quali Ape vanno depositati nei catasti regionali?”

 e) “Nel caso di lavori iniziati prima del 1° luglio 2020 a quale situazione deve riferirsi l’Ape ante intervento?”

 

Vediamo adesso quali sono le risposte fornite:

a) “Per uniformità di applicazione della misura incentivante su tutto il territorio nazionale il criterio di classificazione energetica da usare è quello previsto dal decreto del Ministro dello Sviluppo Economico di concerto con il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, 26 giugno 2015, o il criterio previsto dalla corrispondente norma regionale a condizione che le regioni dichiarino che si ottengano le stesse classificazioni energetiche”.

b) “Ai fini delle detrazioni fiscali del 110%, anche nel caso degli edifici unifamiliari, i servizi energetici da prendere in considerazione nell’Ape-post per la verifica del conseguimento del miglioramento di due classi energetiche sono quelli presenti nella situazione ante intervento così come previsto per gli Ape convenzionali rilasciati per gli edifici composti da più unità immobiliari”.

c) “Il direttore dei lavori e il progettista possono firmare gli Ape utilizzati solo ai fini delle detrazioni fiscali del 110% che non necessitano di deposito nel catasto degli impianti termici”.

d) “Gli Ape da depositare nel catasto regionale degli attestati di prestazione energetica degli edifici sono quelli di ogni singola unità immobiliare relativi alla situazione postintervento prendendo in considerazione tutti i servizi energetici presenti nello stato finale”.

e) “L’Ape ante intervento deve riferirsi alla situazione esistente alla data di inizio dei lavori”.

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A quasi due mesi di distanza dalla firma dei due decreti, arrivata a inizio agosto, gli operatori di mercato dovranno, allora, attendere ancora prima di avere a disposizione il quadro definitivo su due pezzi fondamentali del superbonus.

di Giuseppe Latour

Stop a sorpresa per l’attuazione delle norme sul superbonus. Servirà più tempo per la pubblicazione dei decreti Mise in materia di asseverazioni e requisiti tecnici. Se nei giorni scorsi, dopo le indicazioni del Mef, era maturata la convinzione che i due provvedimenti fossero ormai a un passo dalla Gazzetta ufficiale, nelle ultime ore la situazione è cambiata: la Corte dei conti ha formulato delle osservazioni che richiederanno un supplemento di lavorazione al ministero.

I tempi dello stop
Non sarà uno stop lungo, ma servirà qualche giorno in più. Secondo alcune fonti, un paio di settimane. Anche perché, nel frattempo, la sede romana del ministero è stata evacuata causa Covid. Per completare il lavoro di drafting, sarà necessario rientrare fisicamente negli uffici e procedere con le molte limature richieste.

Cosa è successo
La registrazione da parte della Corte dei conti, rivendicata negli ultimi giorni sia dall’Economia che dallo Sviluppo economico, c’è effettivamente stata ed è datata 22 settembre. Insieme alla registrazione, però, la magistratura contabile ha formulato diverse osservazioni al Mise, sulle quali invece è stato tenuto un riserbo maggiore.

Non si tratta – va precisato – di correzioni di merito, ma di forma. È stato, cioè, chiesto al ministero di chiarire alcuni passaggi troppo intricati, adeguando i testi per renderli più facilmente applicabili. A finire sotto osservazione è stato, soprattutto, il corposo pacchetto di allegati, già oggetto di critiche di diversi esperti per qualche imprecisione.

I problemi operativi
Bisogna ricordare, a questo proposito, che nelle scorse settimane (si veda Il Sole 24 Ore del 2 settembre) era stato sottolineato come la combinazione tra i decreti e le indicazioni delle Entrate creasse diverse incertezze. Ad esempio, il decreto sui requisiti tecnici portava dubbi sul fatto che fossero classificabili come trainati la riqualificazione energetica globale di edifici, gli interventi di riqualificazione energetica di parti comuni condominiali, gli interventi congiunti ecobonus-antisismico e i dispositivi multimediali per il controllo da remoto per riscaldamento o climatizzazione. Senza dimenticare (si veda Il Sole 24 Ore di ieri) i problemi negli incroci tra tetti di spesa e tetti di detrazione.

Drafting in corso
Il risultato pratico di queste osservazioni è che i testi non sono mai arrivati alla Gazzetta ufficiale, ma si trovano, invece, nuovamente allo Sviluppo economico, dove è stato avviato un lavoro di drafting e aggiustamento che richiederà ancora qualche giorno.

A quasi due mesi di distanza dalla firma dei due decreti, arrivata a inizio agosto, gli operatori di mercato dovranno, allora, attendere ancora prima di avere a disposizione il quadro definitivo su due pezzi fondamentali del superbonus: le asseverazioni e i requisiti tecnici degli interventi.

La smentita del Mise
Intanto, fonti del ministero dello Sviluppo economico commentano così la notizia: «In merito all’articolo pubblicato dal Sole 24 Ore dal titolo “Superbonus stop ai decreti Mise” si smentisce totalmente il fatto enunciato. I decreti sono stati registrati dalla Corte dei Conti e sono in via di pubblicazione in Gazzetta ufficiale». Le stesse fonti non spiegano, però, quanto tempo servirà per vedere finalmente i testi.

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Arriva ulteriore conferma che per godere del superbonus 110% per il cappotto termico è necessario che l’edificio sia costituito in condominio

L’Agenzia delle Entrate, con l’aggiornamento delle FAQ dedicate al superbonus 110%
di cui al decreto Rilancio, conferma il chiarimento già fornito nella Circolare n. 24/E del 2020 secondo cui in caso di due appartamenti accatastati separatamente e ubicati in un unico stabile posseduto interamente da un solo soggetto o in comproprietà tra più soggetti, non sarà possibile fruire del superbonus 110% per il cappotto termico realizzato sulla facciata dello stabile stesso. Ciò, in quanto, in questo caso non risulta costituito un condominio.

Serve il condominio per il superbonus 110% con cappotto termico

Il caso chiarito è quello, di un contribuente, comproprietario con il coniuge e i propri figli minori, di un intero edificio composto da più unità immobiliari, autonomamente accatastate, possedute dagli stessi in
qualità di persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, arti e professioni. Veniva chiesto se è possibile in questo caso fruire del superbonus 110% per la realizzazione del cappotto termico sull’edificio (intervento trainante) e la contestuale sostituzione degli infissi degli appartamenti (intervento trainato).

Questa la risposta dell’Agenzia delle Entrate:

“Non è possibile beneficiare del Superbonus né con riferimento alle spese
sostenute per il cappotto termico né con riferimento alle quelle
sostenute per interventi di sostituzione degli infissi effettuati sulle
singole unità immobiliari, in quanto l’edificio oggetto degli interventi
non è costituito in condominio. Come chiarito dalla circolare n. 24/E
dell’8 agosto 2020, par. 1.1, il Superbonus “non si applica agli
interventi realizzati sulle parti comuni a due o più unità immobiliari
distintamente accatastate di un edificio interamente posseduto da un
unico proprietario o in comproprietà fra più soggetti”.

Dunque, beneficio negato in questo caso. Si tratta, a parere di chi scrive, di una limitazione di non poco conto visto che sono migliaia i contribuenti che potrebbero trovarsi in una simile fattispecie.

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Quali sono i soggetti che possono usufruire del Superbonus 110 per cento?

I contribuenti titolati ad usufruire del “superbonus” sono:

  • le persone fisiche fuori dall’esercizio di attività di arti impresa e professioni;
  • i condomini;
  • gli istituti autonomi case popolari e altri enti con le medesime finalità sociali, che rispettino i requisiti europei dell’in house providing, per gli immobili di loro proprietà e per quelli gestiti per conto dei comuni. Per tali soggetti è previsto anche un tempo più lungo per la realizzazione degli interventi fino al 30 giugno 2023;
  • le cooperative di abitazioni per gli immobili da esse posseduti o assegnati in godimento ai propri soci;
  • gli enti del terzo settore (organizzazioni non lucrative di utilità sociale ai sensi del Decreto Legislativo n. 460/1997), le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri, le associazioni di promozione sociale registrate;
  • le associazioni e società sportive dilettantistiche registrate, sulle parti di immobili destinati a spogliatoi

Non occorre essere i proprietari diretti dell’edificio che è oggetto dell’intervento: infatti hanno titolo legittimo a beneficiare dell’agevolazione fiscale anche i soggetti che sono titolari di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso e abitazione), i nudi proprietari, i detentori con contratto di locazione o comodato regolarmente registrato, purché muniti del consenso all’esecuzione dei lavori da parte sia del proprietario che dei familiari del possessore o detentore.

Per i lavori effettuati sulle parti comuni di un condominio nel quale si trovino soggetti che esercitino attività di impresa o arte o professione, anche questi ultimi potranno beneficiare della agevolazione fiscale.

 
Esistono dei limiti relativi alla spesa sostenuta?

La legge fissa dei limiti di spesa degli interventi oltre i quali non è consentita l’agevolazione al 110%:

  • per gli interventi di isolamento termico: il tetto di spesa è pari a 50 mila Euro per gli edifici unifamiliari o per le unità immobiliari indipendenti all’interno di complessi plurifamiliari; 40 mila Euro per ciascuna unità immobiliare per con-domini composti da 2 a 8 unità, e 30 mila Euro per ciascuna unità immobiliare per edifici composti da più di otto unità;
  • per gli interventi di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale: il tetto di spesa è pari ad Euro 30 mila per gli edifici unifamiliari o funzionalmente autonomi; ad Euro 20 mila per unità abitativa negli edifici composti da 2 a 8 unità, ed Euro 15 mila per unità abitativa negli edifici con più di otto unità;
  • per gli interventi di installazione di pannelli solari: il tetto di spesa è pari ad euro 48 mila e comunque 2400 Euro per ogni kw dell’impianto per singola abitazione.

 

Quali sono le condizioni che si devono rispettare per ottenere la detrazione fiscale?

Gli interventi relativi al cosiddetto ecobonus finalizzati al miglioramento delle prestazioni energetiche dell’edificio devono avere come conseguenza il miglioramento delle prestazioni energetiche stesse di almeno due classi. Il miglioramento deve essere attestato con il rilascio dell’APE (attestato di prestazione energetica) prima dell’intervento e dopo.

Gli interventi di isolamento termico in particolare dovranno rispettare i requisiti che un apposito decreto, non ancora aemanato, fisserà(in attesa del decreto, si è possibile applicare i requisiti che vengono previsti dai decreti 19 febbraio 2007 e 11 febbraio 2008).

  • gli interventi del cosiddetto “sisma bonus”, finalizzati al miglioramento delle prestazioni antisismiche dell’edificio, devono comportare il miglioramento di almeno una classe;
  • interventi che vengono definiti come “trainati” possono beneficiare del regime agevolativo solo nel caso in cui siano stati posti i essere unitamente a uno dei tre interventi trainanti;
  • interventi “trainati” nel caso in cui siano stati compiuti unitamente ad uno o più interventi “trainanti” in ambito energetico, devono comportare il miglioramento di almeno due classi energetiche o comunque arrivare alla classe energetica più alta;
  • gli interventi “trainati” conferiscono il diritto alla detrazione anche nel caso in cui non siano legati ad un intervento “trainante” per gli immobili che sono sottoposti a vincolo per i quali non risulta essere possibile compiere gli interventi edilizi “trainanti” in ragione di limitazioni che siano derivanti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio o da regolamenti edilizi ed urbanistici e ambientali;
  • L’agevolazione fiscale spetta per i lavori realizzati a partire dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021.

 

Esame di quali sono le modalità con cui calcolare la detrazione

La detrazione è pari al 110 % dell’importo delle spese sostenute da parte del contribuente e comunque non oltre i tetti di spesa che sono stati sopra elencati.

L’applicazione dell’aliquota agevolativa deve essere fatta secondo il principio di cassa (cioè al momento dell’effettivo pagamento) da parte delle persone fisiche, e secondo il criterio di competenza (cioè alla data di ultimazione della prestazione corrisposte) per quanto riguarda le imprese e le società.

L’importo della detrazione (il 110% della spesa effettivamente sostenuta) deve essere diviso in quote uguali da ripartirsi in 5 anni (es. 50 mila euro di spesa danno diritto ad una detrazione di Euro 10 mila per ogni annualità).

Una volta calcolata la quota di competenza dell’anno della detrazione, se le imposte che sono derivanti dalla dichiarazione dei redditi sono inferiori alla quota annua di detrazione, il residuo non detratto non può essere recuperato sugli anni di imposta successivi al primo e quindi si perde.

Per questo motivo può essere utile, invece della detrazione esercitare una delle due opzioni previste dalla legge:

  • invece della detrazione, il contribuente ha la facoltà di scegliere di optare per avere lo sconto in fattura su quello che è il corrispettivo dovuto al soggetto fornitore di beni e servizi, il quale recupererà lo sconto praticato trasformandolo in credito di imposta, con facoltà di cederlo ulteriormente ad altri soggetti, inclusi gli istituti di credito e gli intermediari finanziari;
  • in alternativa, il contribuente può trasformare la detrazione in un credito di imposta.
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Il credito di imposta può essere riportato in compensazione con l’insieme di tutte le imposte e i contributi che il contribuente deve versare. Mentre la detrazione si applica alle imposte sui redditi, il credito di imposta consente di ridurre o compensare gli importi dovuti dal contribuente all’Erario.

Previsto inoltre che per il “super-bonus” non sussistano dei limiti alla possibilità di compensazione: non trova infatti applicazione il limite generale di compensazione normalmente fissato in 700 mila Euro.

Il credito di imposta può anche essere compensato con i debiti fiscali che sono a carico del contribuente e non si applica il divieto generale di compensazione tra crediti fiscali e debiti fiscali iscritti a ruolo per importi superiori a 1500 Euro.

Il credito di imposta può essere inoltre ceduto a terzi siano esse persone fisiche, esercenti arti e professioni, enti e società, ivi inclusi gli istituti di credito e gli intermediari finanziari.

Rapido esame delle modalità di esercizio dell’opzione per la trasformazione della detrazione in crediti di imposta

L’opzione per usufruire dello sconto o della trasformazione del credito di imposta non deve essere esercitata una volta per tutte, infatti l’opzione può essere esercitata per ciascuno stato di avanzamento lavori (SAL).

Gli stati avanzamento lavori non possono essere più di due: il primo stato avanzamento lavori deve comprendere almeno il 30% dei lavori complessivi e il secondo almeno il 60% degli stessi.

L’esercizio dell’opzione per la trasformazione del credito di imposta e la cessione deve essere esercitata telematicamente, anche mediante intermediario abilitato alla trasmissione telematica della dichiarazione.

Le modalità operative sono demandate ad un successivo provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate

L’opzione per la cessione o lo sconto è estesa non solo all’eco bonus ed al sisma bonus al 110% ma anche ad altri interventi edilizi che beneficiano di detrazioni di importo inferiore, quali ad esempio il cosiddetto bonus “facciate” previsto per la sola pulitura e tinteggiatura esterna dell’edificio, oppure gli “eco bonus” che non rientrano nel “superbonus” perché, ad esempio, non comportano l’innalzamento delle due classi energetiche dell’edificio.

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Assistenza Superbonus 110%

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